Gestire i conflitti


 

Nel corso della mia esperienza umana e professionale mi sono via via resa conto che:

A)

Il conflitto è spesso originato da diversità di vedute, percezioni, dati culturali ed esperienziali e non è quindi possibile comporlo, risolverlo o deciderlo in maniera costruttiva e definitiva, senza comprendere, od aiutare i contendenti a comprendere, ciò che lo ha scatenato e come in futuro possa essere evitato.

B)

Il conflitto non è necessariamente negativo, in quanto talvolta la sua assenza scaturisce non da accordo ed identità di vedute, ma da strapotere di una parte sull'altra e da asservimento di quest'ultima alla prima per cui il suo sapersi esprimere in maniera civile e costruttiva può condurre a modalità di relazione più paritaria e democratica nel rispetto delle esigenze ed opinioni di ognuno.
Questo il senso che attribuisco alla frase di Giovannino Guareschi con cui si apre questa pagina.


C)

A rendere il conflitto distruttivo e negativo è la modalità con cui lo stesso viene gestito: una modalità che (se non funzionale ad una comunicazione efficace e ad una effettiva risoluzione o gestione del conflitto) ne lascia indenni le origini scatenando continue reazioni e ritorsioni e impedendo un pacifico e democratico rapporto presente e futuro.

D)

Con deleterie conseguenze, perché i rapporti tra le persone non sempre possono essere definitivamente recisi, in particolare quando tra le stesse intercorrono relazioni familiari e/o economico-patrimoniali.

E)

Quanto affermato sub C) e D) si verifica anche nelle ipotesi di delega decisionale del conflitto all'Autorità Giudiziaria, modalità funzionale a decidere, a sanzionare, ma non a gestire, né costruire, e ciò è tanto più distruttivo e negativo quando trattasi di conflitti familiari: perché le origini e i motivi del conflitto continueranno ad operare anche successivamente, alimentate dalla nuova dinamica vincitore/vinto prodotta dalla pronuncia giudiziaria, dinamica che non tarderà a produrre i suoi deleteri effetti, in particolare in presenza di figli, e quindi di legami inscindibili tra i contendenti, necessariamente sopravviventi alla pronuncia giudiziaria.


Questi i passaggi fondamentali attraverso i quali ho orientato la mia scelta professionale alla Mediazione Familiare, argomento affrontato nella pagina successiva dedicata alla Mediazione.

Tema (quello della Mediazione) che anticipo qui mediante la pubblicazione:



della copertina e risvolto di copertina del libro
"DIVORCE AND THE MYTH OF LAWYERS"
di Lenard Marlow, uno dei miei formatori alla Mediazione Familiare;










e di uno schema, chiamato "Il Mondo delle Monadi e il Mondo delle Diadi", nel quale Lenard Marlow sintetizza in 24 punti le differenze della gestione del conflitto nei due mondi, quello antagonistico Legale (Mondo delle Monadi) e quello collaborativo della Mediazione (Mondo delle Diadi).









A proposito dell'inadeguatezza della delega all'Autorità Giudiziaria dei conflitti familiari accennata sub E), aldilà dell'esperienza personale da me maturata in circa vent'anni di attività forense, di seguito propongo come particolarmente qualificate le riflessioni dell'Avv. Francesco Cuzzetti pubblicate sul Notiziario del Foro Bresciano nell'aprile del 1977, allorché mi accingevo all'esercizio dell'avvocatura.

CONSIDERAZIONI ED ESPERIENZE IN TEMA DI RAPPORTI FAMILIARI (Avv. Francesco Cuzzetti in Notiziario Foro Bresciano - aprile 1977)  CONSIDERAZIONI ED ESPERIENZE IN TEMA DI RAPPORTI FAMILIARI (Avv. Francesco Cuzzetti in Notiziario Foro Bresciano - aprile 1977)



La vita può essere capita solo all'indietro. Ma va vissuta in avanti. (Kierkegaard)